ZUPPA TIEPIDA DI ESISTENZIALISMO CREATIVO CON CROSTINI DI CONSAPEVOLEZZA BECKETTIANA
ricetta: Lorenzo Gleijeses, Manolo Muoio, Julia Varley
chef: Julia Varley

lorenzo gleijeses - foto by Marco Ghidelli
INGREDIENTI
- 1 spazio limitato
- Teli bianchi da smarrimento immediato
- 2 performer con relative ombre multiple
- 2 cappelli
- 1 boccetta con pesce rosso
- 2 sedie e 1 tavolo di plexiglass
- 1 ombrello inutile
- 1 pistola non letale
- 1 forte ispirazione e conseguente lavoro
- Aroma di fiducia vana
- Esaurimento a velo
- Glassa di mortalità
- Estratto di impossibilità
PREPARAZIONE
Organizzate lo spazio in modo da ottenere un ambiente amorfo, tendete i teli bianchi su strutture potenzialmente mobili in modo da far risaltare la possibilità di smarrimento immediato. Posizionate i due performer sulle due sedie ferme a centro palco e fateli rosolare nella loro solitudine e nella meccanicità di certi movimenti rituali, con cui metteranno in evidenza la boccetta con pesce rosso. Isolate la boccetta a un angolo del palco ed ergetela a sintesi di tutta la ricetta. Portatela – solo a volte – a ebollizione facendo quasi cuocere il pesce sul fuoco vivo dei movimenti dei performer, che useranno cappelli per distinguersi tra loro in una danza inesorabile di abbracci e anti-dialoghi. Azzerate l’utilità di oggetti, spazio e ragionamenti: denudate l’ombrello, rendete innocua la pistola e fate fuggire il senso della comunicazione. Ricoprendo i due non-personaggi con la glassa di mortalità all’aroma di fiducia vana e setacciandoci sopra l’esaurimento a velo, gustatevi il loro riso amaro lasciando alle ombre irraggiungibili – tanto reali quanto video-proiettate – il compito di far risaltare su tutti gli altri sapori quello dato dall’estratto di impossibilità. Per gettare gli attori e quindi il pubblico in quel “profondo azzurro” in cui bearsi dell’esaurimento di ogni azione, saranno indispensabili la forte ispirazione (cfr. Gilles Deleuze, L’Esausto) e il conseguente lavoro. Infornare nel boccascena per circa 80 minuti e servire affogato in una beffarda inesorabilità.
VALUTAZIONE
Non si incontra, gustando questo ricco piatto, neppure mezzo sapore fuori posto. Volendo anche cercarle, le dissonanze gustative risultano assolutamente in linea con questo schema di nouvelle-cuisine: la ricerca di aromi talmente sottili da renderne dubbia l’esistenza si concretizza come uno degli studi più originali sulle potenzialità di certe proprietà organolettiche della scena. Assaggiando questa zuppa tiepida di possibilità irrisolte, è un piacere piovervi dentro crostini di consapevolezza e lasciarli alla deriva del giro del cucchiaio. Li vediamo impregnarsi e affondare, fondersi con la zuppa stessa, cambiando stato. Di tali intuizioni non resta che un effimero profumo, troppo sottile per poter essere custodito, ma abbastanza corposo da poter essere rimpianto.
Sergio Lo Gatto
assaggiato a Roma, Teatro India, venerdì 12 giugno 2009
ZUPPA TIEPIDA DI ESISTENZIALISMO CREATIVO CON CROSTINI DI CONSAPEVOLEZZA BECKETTIANA
INGREDIENTI
- 1 spazio limitato
- Teli bianchi da smarrimento immediato
- 2 performer con relative ombre multiple
- 2 cappelli
- 1 boccetta con pesce rosso
- 2 sedie e 1 tavolo di plexiglass
- 1 ombrello inutile
- 1 pistola non letale
- 1 forte ispirazione e conseguente lavoro
- Aroma di fiducia vana
- Esaurimento a velo
- Glassa di mortalità
- Estratto di impossibilità
PREPARAZIONE
Organizzate lo spazio in modo da ottenere un ambiente amorfo, tendete i teli bianchi su strutture potenzialmente mobili in modo da far risaltare la possibilità di smarrimento immediato. Posizionate i due performer sulle due sedie ferme a centro palco e farli rosolare nella loro solitudine e nella meccanicità di certi movimenti rituali, con cui metteranno in evidenza la boccetta con pesce rosso. Isolate la boccetta a un angolo del palco ed ergetela a sintesi di tutta la ricetta. Portatela – solo a volte – a ebollizione facendo quasi cuocere il pesce sul fuoco vivo dei movimenti dei performer, che useranno cappelli per distinguersi tra loro in una danza inesorabile di abbracci e anti-dialoghi. Azzerate l’utilità di oggetti, spazio e ragionamenti: denudate l’ombrello, rendete innocua la pistola e fate fuggire il senso della comunicazione. Ricoprendo i due non-personaggi con la glassa di mortalità all’aroma di fiducia vana e setacciandoci sopra l’esaurimento a velo, gustatevi il loro riso amaro lasciando alle ombre irraggiungibili – tanto reali quanto video-proiettate – il compito di far risaltare su tutti gli altri sapori quello dato dall’estratto di impossibilità. Per gettare gli attori e quindi il pubblico in quel “profondo azzurro” in cui bearsi dell’esaurimento di ogni azione, saranno indispensabili la forte ispirazione (cfr. Gilles Deleuze, L’Esausto) e il conseguente lavoro. Infornare nel boccascena per circa 80 minuti e servire affogato in una beffarda inesorabilità.
VALUTAZIONE
Non si incontra, gustando questo ricco piatto, neppure mezzo sapore fuori posto. Volendo anche cercarle, le dissonanze gustative risultano assolutamente in linea con questo schema di nouvelle-cuisine: la ricerca di certi aromi talmente sottili da renderne dubbia l’esistenza si concretizza come uno degli studi più originali sulle potenzialità di certe proprietà organolettiche della scena. Assaggiando questa zuppa tiepida di possibilità irrisolte, è un piacere piovervi dentro crostini di consapevolezza e lasciarli alla deriva del giro del cucchiaio. Li vediamo impregnarsi e affondare, fondersi con la zuppa stessa, cambiando stato. Di tali intuizioni non resta che un effimero profumo, troppo sottile per poter essere custodito, ma abbastanza corposo da poter essere rimpianto.
Sergio Lo Gatto
assaggiato a Roma, Teatro India, venerdì 12 giugno 2009



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