Archivio per giugno 2009

22
giu
09

l’esausto (o il profondo azzurro) – gleijeses/varley/muoio

ZUPPA TIEPIDA DI ESISTENZIALISMO CREATIVO CON CROSTINI DI CONSAPEVOLEZZA BECKETTIANA

ricetta: Lorenzo Gleijeses, Manolo Muoio, Julia Varley
chef: Julia Varley

lorenzo gleijeses - foto by Marco Ghidelli

lorenzo gleijeses - foto by Marco Ghidelli

INGREDIENTI
-    1 spazio limitato
-    Teli bianchi da smarrimento immediato
-    2 performer con relative ombre multiple
-    2 cappelli
-    1 boccetta con pesce rosso
-    2 sedie e 1 tavolo di plexiglass
-    1 ombrello inutile
-    1 pistola non letale
-    1 forte ispirazione e conseguente lavoro
-    Aroma di fiducia vana
-    Esaurimento a velo
-    Glassa di mortalità
-    Estratto di impossibilità

PREPARAZIONE
Organizzate lo spazio in modo da ottenere un ambiente amorfo, tendete i teli bianchi su strutture potenzialmente mobili in modo da far risaltare la possibilità di smarrimento immediato. Posizionate i due performer sulle due sedie ferme a centro palco e fateli rosolare nella loro solitudine e nella meccanicità di certi movimenti rituali, con cui metteranno in evidenza la boccetta con pesce rosso. Isolate la boccetta a un angolo del palco ed ergetela a sintesi di tutta la ricetta. Portatela – solo a volte – a ebollizione facendo quasi cuocere il pesce sul fuoco vivo dei movimenti dei performer, che useranno cappelli per distinguersi tra loro in una danza inesorabile di abbracci e anti-dialoghi. Azzerate l’utilità di oggetti, spazio e ragionamenti: denudate l’ombrello, rendete innocua la pistola e fate fuggire il senso della comunicazione. Ricoprendo i due non-personaggi con la glassa di mortalità all’aroma di fiducia vana e setacciandoci sopra l’esaurimento a velo, gustatevi il loro riso amaro lasciando alle ombre irraggiungibili – tanto reali quanto video-proiettate – il compito di far risaltare su tutti gli altri sapori quello dato dall’estratto di impossibilità. Per gettare gli attori e quindi il pubblico in quel “profondo azzurro” in cui bearsi dell’esaurimento di ogni azione, saranno indispensabili la forte ispirazione (cfr. Gilles Deleuze, L’Esausto) e il conseguente lavoro. Infornare nel boccascena per circa 80 minuti e servire affogato in una beffarda inesorabilità.

VALUTAZIONE
Non si incontra, gustando questo ricco piatto, neppure mezzo sapore fuori posto. Volendo anche cercarle, le dissonanze gustative risultano assolutamente in linea con questo schema di nouvelle-cuisine: la ricerca di aromi talmente sottili da renderne dubbia l’esistenza si concretizza come uno degli studi più originali sulle potenzialità di certe proprietà organolettiche della scena. Assaggiando questa zuppa tiepida di possibilità irrisolte, è un piacere piovervi dentro crostini di consapevolezza e lasciarli alla deriva del giro del cucchiaio. Li vediamo impregnarsi e affondare, fondersi con la zuppa stessa, cambiando stato. Di tali intuizioni non resta che un effimero profumo, troppo sottile per poter essere custodito, ma abbastanza corposo da poter essere rimpianto.

Sergio Lo Gatto

assaggiato a Roma, Teatro India, venerdì 12 giugno 2009

ZUPPA TIEPIDA DI ESISTENZIALISMO CREATIVO CON CROSTINI DI CONSAPEVOLEZZA BECKETTIANA

INGREDIENTI

- 1 spazio limitato

- Teli bianchi da smarrimento immediato

- 2 performer con relative ombre multiple

- 2 cappelli

- 1 boccetta con pesce rosso

- 2 sedie e 1 tavolo di plexiglass

- 1 ombrello inutile

- 1 pistola non letale

- 1 forte ispirazione e conseguente lavoro

- Aroma di fiducia vana

- Esaurimento a velo

- Glassa di mortalità

- Estratto di impossibilità

PREPARAZIONE

Organizzate lo spazio in modo da ottenere un ambiente amorfo, tendete i teli bianchi su strutture potenzialmente mobili in modo da far risaltare la possibilità di smarrimento immediato. Posizionate i due performer sulle due sedie ferme a centro palco e farli rosolare nella loro solitudine e nella meccanicità di certi movimenti rituali, con cui metteranno in evidenza la boccetta con pesce rosso. Isolate la boccetta a un angolo del palco ed ergetela a sintesi di tutta la ricetta. Portatela – solo a volte – a ebollizione facendo quasi cuocere il pesce sul fuoco vivo dei movimenti dei performer, che useranno cappelli per distinguersi tra loro in una danza inesorabile di abbracci e anti-dialoghi. Azzerate l’utilità di oggetti, spazio e ragionamenti: denudate l’ombrello, rendete innocua la pistola e fate fuggire il senso della comunicazione. Ricoprendo i due non-personaggi con la glassa di mortalità all’aroma di fiducia vana e setacciandoci sopra l’esaurimento a velo, gustatevi il loro riso amaro lasciando alle ombre irraggiungibili – tanto reali quanto video-proiettate – il compito di far risaltare su tutti gli altri sapori quello dato dall’estratto di impossibilità. Per gettare gli attori e quindi il pubblico in quel “profondo azzurro” in cui bearsi dell’esaurimento di ogni azione, saranno indispensabili la forte ispirazione (cfr. Gilles Deleuze, L’Esausto) e il conseguente lavoro. Infornare nel boccascena per circa 80 minuti e servire affogato in una beffarda inesorabilità.

VALUTAZIONE

Non si incontra, gustando questo ricco piatto, neppure mezzo sapore fuori posto. Volendo anche cercarle, le dissonanze gustative risultano assolutamente in linea con questo schema di nouvelle-cuisine: la ricerca di certi aromi talmente sottili da renderne dubbia l’esistenza si concretizza come uno degli studi più originali sulle potenzialità di certe proprietà organolettiche della scena. Assaggiando questa zuppa tiepida di possibilità irrisolte, è un piacere piovervi dentro crostini di consapevolezza e lasciarli alla deriva del giro del cucchiaio. Li vediamo impregnarsi e affondare, fondersi con la zuppa stessa, cambiando stato. Di tali intuizioni non resta che un effimero profumo, troppo sottile per poter essere custodito, ma abbastanza corposo da poter essere rimpianto.

Sergio Lo Gatto

assaggiato a Roma, Teatro India, venerdì 12 giugno 2009

16
giu
09

macadamia nut brittle – ricci/forte

GELATO BOLLENTE DI FETICISMO CROCCANTE E GLOBALIZZAZIONE VELENOSA

ricetta: Dennis Cooper, Ricci/Forte
chef: Stefano Ricci

una scena dello spettacolo

una scena dello spettacolo

INGREDIENTI
-    1 spazio vuoto, 4 sedie
-    1 attrice, 3 attori
-    4 vasetti di Haagen Dasz gusto Macadamia Nut Brittle + 4 cucchiai
-    4 maschere da Simpson, 1 costume da Wonder Woman e 1 da coniglio di peluche
-    Muffin a volontà
-    Sudore e sangue (va bene anche finto)
-    Sesso di gruppo (il più possibile verosimile)
-    Racconti spinti, grida di insofferenza a volontà
-    1 cucchiaino di rabbia, 1 bustina di pianto sommesso, erbe della globalizzazione
-    Estratto di polemica
-    Ironia, ma non troppa

PREPARAZIONE
Posizionare in scena i tre attori vestiti in abiti contemporanei ricalcare, con sapore di teatro danza, le regole di sicurezza dei voli di linea. Aggiungere l’attrice in costume da Wonder Woman e cominciare, molto lentamente, ad alzare il fuoco della narrazione. Le 4 sedie serviranno a creare delle mini-situazioni, dal corridoio d’ospedale al gioco dei quattro cantoni.
Mescolare gli attori e le attrici a formare piccole polpette umane, la cui consistenza deve restare talmente compatta da impedire sempre e comunque la fusione dei corpi. I racconti spinti, ricoperti dalle grida di insofferenza  saranno allora l’ingrediente perfetto per creare un tessuto narrativo frammentato ma non frammentario, qualcosa che somigli alle noci macadamia sbriciolate nel gelato Hageen Dasz, dando un effetto “brittle” (“friabile”) al tutto.
Osare quanto basta per realizzare, dalla commistione di tutti gli ingredienti, uno sciroppo agrodolce tra il tragicomico, il faceto e il disgustoso.
Cospargere l’impasto col sudore e preparare una performance sessuale mista espletata dal vivo dai 4 attori, alla maniera dei film porno ma senza includere penetrazione o amplesso reali. Aggiungere il cucchiaino di rabbia e la bustina di pianto sommesso alla crema di polemica preparata a parte, rosolare il tutto in erbe della globalizzazione come simboli mediatici, luoghi comuni occidentali e gergo televisivo postmoderno.
Infornare nel boccascena e alzare il fuoco portando il preparato ad ebollizione di catarsi.  Servire usando i muffin spiaccicati e il sangue per contorno.

VALUTAZIONE
La lista degli ingredienti proviene dai libri di Dennis Cooper, ma Ricci/Forte insistono sui sapori omosessuali e sulla denuncia di una globalizzazione che spersonalizza. Il servizio di un piatto del genere è in gran parte affidato all’abilità degli attori/camerieri, la cui incertezza, quasi solo nell’organico maschile, a volte tradisce certe soluzioni di confezione forse troppo complicate. Il sapore è acido, smagrente e putrido come dovrebbe essere, non mancano momenti di ottima cucina, uno su tutti la scelta dell’idea del gelato servito con calore infernale. Qua e là risultano poco saporiti i testi, forse a causa della seduzione visiva su cui si punta quasi tutto. L’effetto di “fragranza” generale di questo vasetto di Hageen Dasz modificato è efficace, per quanto a volte, a un auspicato risultato di pura cattiveria e fisicità, si sostituisca un più vanesio e feticista compiacimento del corpo e dell’immagine.

assaggiato a Roma, Teatro Belli,  giovedì 11 giugno 2009

Sergio Lo Gatto




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