Archivio per la categoria 'teatro fisico'

02
set
09

faust – national theatre radu stanca sibiu

TRIONFO DI ARTE SCENICA IN SALSA DI SANGUE E INFERNO

ricetta: Wolfgang Goethe
chef: Silviu Purcărete

ofelia popii  in una scena - photo eif.co.uk

ofelia popii in una scena - photo eif.co.uk

INGREDIENTI
-    1 spazio immenso, possibilmente vicino all’illimitato, con doppio fondo
-    Pareti, vetrate, 1 portone, 1 camino, 8 banchi di scuola, 1 lavagna
-    1 attore, 1 attrice con relative anime
-    1 rock band
-    74 performer figuranti, con qualche mangiafuoco
-    1 personaggio feticcio, con ululato
-    1 cane nero con collare e guinzaglio
-    1 rinoceronte impagliato
-    Maschere suine
-    Teste di maiale con relativo sangue
-    1 storia dalla potenza incontrollabile
-    Bene, Male e Peggio
-    Ironia, disperazione e dannazione
-    1 inferno completo
-    Regia
-    Regia
-    Regia

PREPARAZIONE
Assicurarsi una cucina gigantesca. No, molto più grande. Più grande. Più grande. Ecco. Dividerla in due (doppio fondo). Tagliare in due la platea con il passaggio del personaggio feticcio. Metterlo da parte e usarlo, in seguito, solo per gli ululati e un’entrata finale. Con l’attore, creare un Faust alla fine della vita, farcito con la disperazione, fino a formare un grumo di male di esistere. Affiancare l’attrice/Mefisto, scomposta nei movimenti. Mischiarli in un dialogo evocativo che confonda le parti, facendoli comunque sembrare alla pari. Dopo aver usato il cane nero e un mangiafuoco come diversivo visivo, fissare Mefisto e Faust nella stessa situazione, aggiungendo dove occorre i 74 performer a fare da legione di diavoli pronta a servire Satana, ma anche a simboleggiare il passato di Faust. Setacciare il dialogo fino a isolare il contratto dell’anima, che dovrà essere sparso sulla storia usando soprattutto l’ironia. Incatenate le promesse, mostrare il “matrimonio” di Faust e Mefisto come espressione della completezza umana. Applicare le maschere suine su alcuni dei performer, usati per condurre il pubblico nel doppio fondo, che farà da inferno. Lì, dare sfogo alla fantasia usando tutto, dalle teste di maiale al sanguinaccio, dalla parata con rinoceronte ai video pornografici, dallo stupro alle percosse, dalla risata al pianto isterico, abbondando con ironia, disperazione e dannazione fino a passare da Bene a Male e da Male in Peggio. La storia dalla potenza incontrollabile sarà il tocco infallibile, mentre le tre dosi di regia saranno necessarie a tenere compatto l’impasto che, aggiunta la Morte, porterà le anime di Faust e Mefisto a fondersi in un essere sintetico, totalmente raggrumato in quel male di esistere. Infornare nel (doppio) boccascena e lasciar cuocere per circa 140 minuti. Servire piccante, polveroso e ghiacciato alla consistenza.

VALUTAZIONE
Esistono, oggi, sempre meno opportunità di assaggiare un piatto così complesso e completo. Il fatto straordinario, quasi misterioso, sta nell’ergersi al di sopra di ogni possibile giudizio di gusto, senza comunque evitare mai il rischio di dire qualcosa di profondo. Gli occhi lacrimano al pensiero che davvero, in scena, stia accadendo quello che accade. Il sottile rumore di qualcosa di sempre vivo, qualcosa che pulsa sotto ogni movimento, indorando con l’ironia sapori così amari, è lo strumento che fa di uno chef un grande chef.

Sergio Lo Gatto

Assaggiato a Edinburgh, Lowland Hall Royal Highland Center (Ingliston), sabato 22 agosto 2009
Edinburgh International Festival 2009

21
mar
09

Pantagruel sister-in-law – national theatre radu stanca sibiu

MAIONESE DI CORPI CON PANE FRESCO DI FARINA VISUALE

ricetta: Silviu Purcarete
chef: Silviu Purcarete

una scena dello spettacolo

una scena dello spettacolo

INGREDIENTI
-Un palco 16×12
-16 attori, 2 musicisti
-Un pulcino invisibile
-Un dito fastidioso
-Stoviglie in abbondanza
-Tavoli, secchi, candele, lenzuola
-Suoni
-Rumori sinistri
-Acqua
-Farina
-Abbondante ironia

PREPARAZIONE
Azzerare sesso e caratteri dei personaggi. Esumare un corpo fresco e nudo dalla sabbia ed estrarre gli organi. Prendere l’istinto di sopravvivenza e tirarlo ai massimi creando fame e poi fame di altra fame, come dire di altra vita. Riempire ogni angolo della scena con movimento continuo. Aggiungere sentimenti rozzi e reazioni primitive.
Intessere, in frenesia di branco famelico, trame d’umanità estrema e montare a neve. Mettere da parte un po’ d’inquietudine, per far passeggiare allegramente un uomo decapitato in un cimitero di sudari animati. Utilizzare musica, canto lirico e coro per drogare i sensi. Destrutturare ogni convenzionalità. Aggiungere succo di sogno, crema di ipnosi e polvere di incubi assordanti, evitando tuttavia che il preparato di nonsense si ammassi e faccia i grumi. Se la maionese di corpi impazzisce, alzare il fuoco di rumori, percussioni, belcanto e urla, per tenere a bada i demoni. Infornare nel boccascena e lasciar cuocere per circa 90 minuti. Servire dinamico, sporco, sudato e sorridente. Attenzione: non prendere mai niente troppo sul serio, non cercare in nessun caso, gustando, alcun sapore di affondo filosofico. Mai abbandonarsi alla disperazione, mai pretendere niente di più di una semplice autopsia dello spirito.

VALUTAZIONE
La frenesia non è solo primitiva, è vero, c’è molto calcolo nel solleticarsi a vicenda quella fame, molto zelo crudele nell’impastare la farina di carne che Pantagruel arriverà infine a consumare, in una sorta di eucaristia orgiastica. Ma è l’unico ragionamento che ci si permette, in questo sogno ad occhi spalancati. Il cervello viene mangiato quasi subito. Ha trovato il proprio spazio dentro lo stomaco. Chissà più di chi. Questo è vero Teatro.

Sergio Lo Gatto

assaggiato a Napoli, Teatro Bellini, venerdì 27 giugno 2008




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