TORTA AMARA SIGILLATA CON CONFUSIONE DI REALTÀ
ricetta: Bertolt Brecht/Magdalena Barile
chef: Fabrizio Arcuri
INGREDIENTI
- 1 spazio ampio con arredamento da interno borghese
- 3 attrici, 6 attori
- tute e stivali a tenuta stagna, metal detector
- effigi comuniste, 1 disco dell’Internazionale, lacrime esilaranti (min. 5 gocce)
- 1 chitarra elettrica suonata al contrario
- 1 stampo didattico, con banchi e lavagna
- 1 costume tradizionale del teatro cinese
- 2 televisori, 1 schermo, microfoni
- 4 orazi, 4 curiazi, con le iniziali minuscole
- armi false (fucili giocattolo, coltelli di plastica)
- armi vere (videocamera con live feed)
- 10 fiale di sudore
- 1 sfoglia di apologo politico
- 1 bustina di avvenimento, 1 bustina di racconto
- malinconia da illusioni perdute (in polvere)
PREPARAZIONE
Cospargete lo spazio arredato con le effigi comuniste; versate molto lentamente alcuni attori in tuta a tenuta stagna. Il metal detector servirà a separare passato e presente, sui cui verserete le lacrime esilaranti. Lasciate tutto a raffreddare da una parte, coprendolo con la chitarra elettrica.
Prendete lo stampo didattico, sbucciate gli attori delle loro tute e al centro fissate bene una delle attrici avvolta nel costume tradizionale del teatro cinese. Ai suoi lati disponete 4 orazi e 4 curiazi. Da qui in poi è molto importante mescolare forsennatamente il nuovo impasto in modo che gli orazi e i curiazi non si raggrumino mai in personaggi. Perché attori e attrici restino separati da queste figure è bene usare generosamente le fiale di sudore (9 per gli attori, 1 per il pubblico), confondere le armi false con quelle vere e sintonizzare i televisori solo su interferenze mute. Applicate la sfoglia di apologo politico, vuotatevi le due bustine di avvenimento e racconto e spremetevi le ultime lacrime esilaranti, sigillando la torta.
Infornate e lasciate cuocere per circa 120 minuti. Sulla crosta ancora calda lasciate che la malinconia da illusioni perdute si rapprenda.
VALUTAZIONE
L’incontro tra Brecht e Arcuri è un evento che riempie lo stomaco di grossa aspettativa e quando ci sediamo ci sembra già di non aver più fame. Ma il piatto servito dallo chef porta in sé il pregio di un’operazione sottilissima. Da un lato c’è il gusto (ormai distintivo, vedi altre cene) per gli accostamenti che stridono, nell’utilizzo di sapori reali e irreali; dall’altro c’è il passo avanti, quanto mai dichiarato, di voler aggiungere qualcosa oltre la ricetta. L’utilizzo dello stampo didattico (delicato e per certi versi debole) come forma per questa torta è una chiara scelta di affermazione, un grido lanciato alla cucina contemporanea, mentre dell’apologo politico si conserva la fragranza. Il servizio, con uno stile trascurato eppure rigoroso bada che la torta resti sigillata anche al taglio delle fette, ché gli ingredienti hanno ormai perso corpo ed esistono solo nel loro sapore.
Sergio Lo Gatto
assaggiato a Roma, Teatro India, il 28 giugno 2011





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