untitled_I will be there when you die – alessandro sciarroni

MOUSSE DI DESTREZZA E FRAGILITÀ IN STAMPINO DI TEMPO ALLARGATO

ricetta: Alessandro Sciarroni
chef: Alessandro Sciarroni

Untitled - foto Andrea Pizza

Untitled – foto Andrea Pizza

INGREDIENTI
– 1 spazio bianco
– 4 giocolieri, 1 musicista
– 1 consolle per live programming, con giradischi
– 20 clave bianche
– Cucchiaio di casualità
– Farina di silenzio tipo 000
– Granella di sguardi e sorrisi
– Senso di fallimento (in fiale)
– Scaglie di ombre in negativo

PREPARAZIONE
Cospargete lo spazio già bianco con la farina di silenzio e posizionate i quattro giocolieri – vestiti di abiti semplici e che non contrastino molto con lo sfondo – in modo che siano tutti visibili. Chiudete loro gli occhi e lasciate che sulla scena passi una piccola eclissi di luce, che raffredderà il respiro. Solo allora riaprite gli occhi e aggiungete una clava alla volta. Lo schiocco delle clave nelle mani creerà un ritmo. Usate il musicista e la consolle per spezzarlo e montarlo poi a neve di live programming, in modo che la farina di silenzio si amalgami in grumi di sonorità. Su queste, aggiungete via via le altre clave e lasciate che i giocolieri si spostino. Senza smettere di mescolare le clave, spargete poco a poco la granella di sguardi e sorrisi e stillate una goccia di senso di fallimento ogni volta che una clava raggiunge il pavimento. Usate il cucchiaio di casualità per muovere ancora e ancora i giocolieri nello spazio, lasciando che le clave scompaiano nel contrasto con lo sfondo. Solo alla fine aggiungete le scaglie di ombre in negativo. Scottate appena al forno l’interno e poi lasciate raffreddare per 50 minuti. Allargate uno stampo di tempo e servite tiepido. Stop.

VALUTAZIONE
L’arte di Sciarroni è silenziosa e lieve. Con questo dessert si conferma nella sua ricerca concettuale ma opera passi avanti verso un gusto drammaturgico davvero sottile, che punge la lingua facendo assaporare il concetto di fallimento come motore di tensione per l’intero apparato digerente. Il cuore di concentrazione che la mousse racchiude pulsa di calore e stempera la freddezza di questa opera di sicuro ingegno, adatta a palati che credono che il tempo possa essere rallentato. E gustato.

Sergio Lo Gatto

assaggiato ad Ancona, nel luglio 2013 e a Roma nell’autunno 2013

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l’uomo nel diluvio – valerio malorni

SEMIFREDDO DI URGENZA CON SPRUZZATINA DI CATASTROFE

ricetta: Valerio Malorni
chef: Simone Amendola, Valerio Malorni

valerio malorni

L’uomo nel diluvio

INGREDIENTI
– 1 attore
– 1 orologio da muro senza muro
– 1 leggio con articolo di giornale straniero
– 1 cartone a forma di arca di Noè
– 1 libro in edizione economica (dedicato a Massimo D’Alema)
– 1 saio monacale
– 1 divisa da teatro contemporaneo (censurata)
– 1 biografia plausibile
– 1 speciale mestolo vero-finzionale
– Ironia e sommesso sarcasmo

PREPARAZIONE
Prendete un comune esempio di attore del panorama off, preferibilmente romano. Dotatelo di leggio e di un orologio da muro, che resterà appeso solo al suo grembo. Pulite quanto prima lo spazio – che avrete preparato con la consueta assenza di mezzi scenografici – di ogni riferimento canonico al teatro di narrazione. Pulite anche accuratamente l’accento dell’attore da qualsivoglia impostazione accademica e da ogni tipo di trucco, lasciando che la lisca dell’espressione mostri le spine più appuntite. Ritagliato un cartonato grezzo a forma di rudimentale barca (vedi foto), piazzatelo sul fondo. Lasciati alla plausibile biografia i nervi di un tentativo di sopravvivenza fatto di figlia piccola e moglie precaria impiegata fuori dall’ambiente teatrale, lavoratela con il libro in edizione economica che racconterà di un irritante incoraggiamento per un italiano a “fuggire a Berlino” in cerca di fortuna. Per rendere dolce l’amalgama usate l’ironia e il sommesso sarcasmo, così che la biografia dell’attore diventi quella di tutti. La divisa da teatro contemporaneo va censurata con sgraziati mutandoni e subito coperta dal saio, che tramuterà la sagoma di cartone nell’arca di Noè. Usando il mestolo vero-finzionale, la fuga in Germania diverrà un denso surrogato della vicenda dell’eroe biblico. Insaporite la pasta ottenuta con qualche nebulosa immagine di Berlino fino a che non abbia guadagnato il sapore di un’impresa epica in cui l’attore romano-off, a costo di mesi di povertà d’Oltralpe, ha finalmente conquistato un riconoscimento dalla critica internazionale. Lasciate riposare il cuore finché l’attore non abbia letto l’articolo poggiato sul leggio. Una volta che il piccolo gelo avrà cristallizzato i contorni, guarnite con la costernazione e il ruggito di chi abita le periferie della cultura e servite a temperatura ambiente, lasciando da parte ogni tipo di pietà.

VALUTAZIONE
I piatti di Valerio Malorni li avevamo assaggiati in passato stretti tra i tavoli di piccole taverne, avevamo apprezzato il suo servizio in ristoranti più avviati e dedicati a palati giovani e meno giovani. Tuttavia questa creazione riesce a chiuderci la gola con grande amarezza. Il pregio di questo piatto, servito con esemplare semplicità e la nettezza grezza e sublime delle ricette di una guerra ancora in corso, è di portare su tavole fin troppo ben imbandite uno strutturato sentore d’urgenza, monito severo a chi credeva morta la spinta politica dell’arte teatrale. E ci delizia che, lentamente e grazie a un duro lavoro svolto negli angoli di cucine sempre meno accessoriate, stia conquistando una circolazione nazionale. Perfetto per chi voglia ricredersi circa i limiti della sperimentazione.

Sergio Lo Gatto

assaggiato a Roma, nel febbraio 2014

la palestra – veronica cruciani

CREMA ACIDA DI BORGHESIA CON GRANI DI VIOLENZA

ricetta: Giorgio Scianna
chef: Veronica Cruciani

la palestra - veronica cruciani

INGREDIENTI
– 1 palestra con attrezzi ginnici
– 1 ginnasta
– 1 attrice, 2 attori, poi 1 altra attrice (con rivelazione)
– 1 telefono cellulare con videocamera
– 1 panetto di silenzio
– 1 uovo con tuorlo di sangue
– sciroppo di borghesia
– 1 mazzo di corde vocali spesse

PREPARAZIONE
La cena sarà servita nella palestra di una scuola, apparecchiata su un grande tappeto, le sedie saranno tipiche panche da palestra. Cospargete il fondo dello spazio con la ginnasta, finché il profumo dei suoi movimenti non abbia dato un senso di tranquillità e sicurezza. Aggiungete un attore e un’attrice in abiti borghesi e lavorate i loro toni in un setaccio sopra le righe,  lasciando filtrare il sospetto di una relazione. Tamponate il dialogo da soap opera con l’ingresso del secondo attore, teso e appuntito. Posizionate i tre a debita distanza, in modo che occorra alzare la voce per farsi sentire. In quegli spazi distribuite a pezzi quasi tutto il panetto di silenzio e versate generosamente lo sciroppo di borghesia fino a sentirne nettamente l’odore acre. Usate la rivelazione della seconda attrice e il filmato nel telefono cellulare per rompere il guscio dell’uovo e lasciate che il tuorlo di sangue scivoli nell’impasto. Sbattete i quattro attori fino a che lo sciroppo e il tuorlo non abbiano creato una crema acida su cui sbriciolerete il mazzo di corde vocali. Montate a neve mescolando sempre più velocemente fino a spezzare la frusta e creare nuovo sangue. Fate un passo indietro e attendete che l’impasto divenga solido. Prendete l’ultimo pezzo di silenzio e spalmatelo con il manico della frusta ancora insanguinato. Tappatevi le orecchie e fuggite. Ora invitate il pubblico a entrare.

VALUTAZIONE
Una buona ricetta e degli ottimi attori sono utili, ma serve un servizio che confermi la necessità, altrimenti nessuno assaggerebbe un piatto così acido. La direzione di Cruciani è viva e si avverte soprattutto nel generoso uso del silenzio, nella nettezza con cui le reazioni chimiche tra gli ingredienti si lasciano accadere. L’allestimento della sala, in questo caso, dovrebbe essere parte integrante della cena ed è questo forse lo sforzo di responsabilità che ci sentiamo di chiedere allo chef, una punta di diligenza in più che sparga l’attenzione sul contesto oltre che sull’argomento, permettendoci di fare una gustosa scarpetta sulle pareti saporite del piatto.

Sergio Lo Gatto

assaggiato a Rosignano Marina (LI), il 9 luglio 2011

orazi e curiazi – accademia degli artefatti

TORTA AMARA SIGILLATA CON CONFUSIONE DI REALTÀ

ricetta: Bertolt Brecht/Magdalena Barile

chef: Fabrizio Arcuri

Orazi e Curiazi - Accademia degli Artefatti

INGREDIENTI
– 1 spazio ampio con arredamento da interno borghese
– 3 attrici, 6 attori
– tute e stivali a tenuta stagna, metal detector
– effigi comuniste, 1 disco dell’Internazionale, lacrime esilaranti (min. 5 gocce)
– 1 chitarra elettrica suonata al contrario
– 1 stampo didattico, con banchi e lavagna
– 1 costume tradizionale del teatro cinese
– 2 televisori, 1 schermo, microfoni
– 4 orazi, 4 curiazi, con le iniziali minuscole
– armi false (fucili giocattolo, coltelli di plastica)
– armi vere (videocamera con live feed)
– 10 fiale di sudore
– 1 sfoglia di apologo politico
– 1 bustina di avvenimento, 1 bustina di racconto
– malinconia da illusioni perdute (in polvere)

PREPARAZIONE
Cospargete lo spazio arredato con le effigi comuniste; versate molto lentamente alcuni attori in tuta a tenuta stagna. Il metal detector servirà a separare passato e presente, sui cui verserete le lacrime esilaranti. Lasciate tutto a raffreddare da una parte, coprendolo con la chitarra elettrica.
Prendete lo stampo didattico, sbucciate gli attori delle loro tute e al centro fissate bene una delle attrici avvolta nel costume tradizionale del teatro cinese. Ai suoi lati disponete 4 orazi e 4 curiazi. Da qui in poi è molto importante mescolare forsennatamente il nuovo impasto in modo che gli orazi e i curiazi non si raggrumino mai in personaggi. Perché attori e attrici restino separati da queste figure è bene usare generosamente le fiale di sudore (9 per gli attori, 1 per il pubblico), confondere le armi false con quelle vere e sintonizzare i televisori solo su interferenze mute. Applicate la sfoglia di apologo politico, vuotatevi le due bustine di avvenimento e racconto e spremetevi le ultime lacrime esilaranti, sigillando la torta.
Infornate e lasciate cuocere per circa 120 minuti. Sulla crosta ancora calda lasciate che la malinconia da illusioni perdute si rapprenda.

VALUTAZIONE
L’incontro tra Brecht e Arcuri è un evento che riempie lo stomaco di grossa aspettativa e quando ci sediamo ci sembra già di non aver più fame. Ma il piatto servito dallo chef porta in sé il pregio di un’operazione sottilissima. Da un lato c’è il gusto (ormai distintivo, vedi altre cene) per gli accostamenti che stridono, nell’utilizzo di sapori reali e irreali; dall’altro c’è il passo avanti, quanto mai dichiarato, di voler aggiungere qualcosa oltre la ricetta. L’utilizzo dello stampo didattico (delicato e per certi versi debole) come forma per questa torta è una chiara scelta di affermazione, un grido lanciato alla cucina contemporanea, mentre dell’apologo politico si conserva la fragranza. Il servizio, con uno stile trascurato eppure rigoroso bada che la torta resti sigillata anche al taglio delle fette, ché gli ingredienti hanno ormai perso corpo ed esistono solo nel loro sapore.

Sergio Lo Gatto

assaggiato a Roma, Teatro India, il 28 giugno 2011

taking care of baby – accademia degli artefatti

AFFOGATO DI VEROSIMIGLIANZA CON GELATO DI CRONACA E COSCIENZA SBRICIOLATA

ricetta: Dennis Kelly
chef: Fabrizio Arcuri

Dennis Kelly

INGREDIENTI
–    1 spazio comune, con un punto luce a un angolo della platea
–    1 coperchio per la coscienza
–    3 attrici, 3 attori [qualità DOP]
–    2 videocamere
–    1 videoproiettore live con maxi-schermo
–    Stampini da intervista
–    1 podio per conferenze
–    1 divano
–    1 sgabello
–    1 tavolo di regia a vista
–    Ritagli di giornale
–    1 fatto di cronaca sbriciolato
–    4 fiale di crudeltà

PREPARAZIONE
Prima di cominciare, assicuratevi di avere a disposizione attori e attrici di qualità DOP. Li potete trovare, a prezzi rigorosamente immuni all’inflazione, all’Agriturismo degli Artefatti, raccomandato per i prodotti di qualità. Sul palco di uno spazio comune stendete il maxi schermo e posizionate una delle attrici su una sedia, al punto luce che avrete preparato a un angolo della platea. Tenete una delle due videocamere fissa su di lei, mentre vi racconterà di come sia stata accusata di un doppio figlicidio. Montate a neve immagini e stralci della seconda attrice, versatele negli stampini da intervista e ponete le forme sul maxischermo, alternate alle confessioni della madre detenuta. Aggiungete al pubblico in sala un attore e i ritagli di giornale e ponetene un altro dietro al podio per conferenze e poi sul divano, davanti a cui avrete posizionato la seconda videocamera. Lasciate un ultimo attore al tavolo di regia a vista, che legge delle battute e dialoga con gli altri. Posizionato tutti gli ingredienti e assaporata la sensazione di confusione e di eccessiva multimedialità, versate il fatto di cronaca sbriciolato, spremete le fiale di crudeltà, abbassate il coperchio per la coscienza e agitate per bene fino a che verità e verosimiglianza non si siano confusi del tutto.
Lasciare nel frigo-scenico per almeno 90 minuti. Guarnire con fragoline di acidità mediatica e servire gelido e senza cucchiaino.

VALUTAZIONE
Se avete trascorso una serata in allegria, magari vedendo uno spettacolo che vi ha divertito e che vi ha fatto pensare che tutto sommato il mondo va bene, che non siamo poi così schiavi delle definizioni, che essere e apparire, se non proprio la stessa cosa, sono due cose davvero molto simili, allora è bene che allunghiate il passo fino a questa gelateria. L’acido delle fragoline mediatiche renderà inquietantemente finto il sapore di tutta la cena; il fatto di cronaca, sbriciolato, vi spaccherà un dente e ferirà le gengive. È allora che sanguinerete, sapendo che sì, quel gusto asciutto e ferroso è l’unica cosa “veramente reale”.

Sergio Lo Gatto

assaggiato a Roma, Teatro Belli, il 13 aprile 2011

have I none – fibre parallele

ricetta: Edward Bond
chef: Licia Lanera e Riccardo Spagnulo

RAZIONE APOCALITTICA PER COSMONAUTI CON CHICCHI DI DISPERAZIONE MUTA

Have I None - Fibre Parallele

INGREDIENTI

–   1 stanza senza più pareti (e nemmeno alberi) con piccioni appollaiati sul tetto
–   Nastro bianco
–   2 attrici, 1 attore
–   1 parrucca grigia, baffi posticci
–   1 tavolo, 2 sedie formato bambino
–   1 stufa girevole
–   1 tubetto di cadenza barese
–   1 penombra dai bordi alti
–   1 fotografia in bianco e nero
–   Colla d’oggetti
–   Semi di silenzio
–   Apocalisse liquida
–   Chicchi di disperazione muta
–   Polvere di aridità d’Oltremanica

PREPARAZIONE
Dopo aver accuratamente ripulito la stanza delle pareti, appendete i piccioni e segnate per terra con il nastro bianco il limite entro cui farete agire gli ingredienti. Aggiungete l’attore e le due attrici e solo allora fate entrare il pubblico. Applicate la parrucca grigia e i baffi posticci a una delle due attrici e posizionate l’altra sulla sedia, aggrappata al tavolo formato bambino. La stufa girevole fungerà da luce intermittente durante tutta la preparazione, cuocendo con un calore solo momentaneo. Spremete l’intero tubetto di cadenza barese sulle due attrici e lasciate che si amalgamino nella penombra. Accartocciate l’attore nella fotografia in bianco e nero, la colla d’oggetti servirà a dare importanza a quell’immagine del passato, che lascerete marinare insieme ai semi di silenzio. Continuando a mescolare, versate poco a poco l’apocalisse liquida fino a coprire tutto per circa un dito.
Infornare nel boccascena e lasciar cuocere per circa 75 minuti. Guarnire con chicchi di disperazione muta e polvere di aridità d’Oltremanica e servire freddo e terribilmente amaro. Al termine del pasto, prima di sparecchiare, fate precipitare i piccioni e spogliate gli attori rivelando i travestimenti.

VALUTAZIONE
La cucina etnica è molto ardua da realizzare e, per quanto quella britannica ci sembri vicina, occorre trovare un modo originale perché non sembri un’imitazione; per capirci, per fare in modo che un inglese in Italia non si lamenti di come viene importata la propria cucina. Fibre Parallele, coppia di chef giovani ma già esperti, si affrancano dal rischio trovando uno stile tutto loro, in cui sapori profondamente mediterranei si mischiano a quelli nordici in una grande invenzione culinaria, che nel servizio non soffoca, anzi dà aria alla drammaturgia del gusto. Consigliato agli amanti della fantascienza psicologica.

Sergio Lo Gatto

assaggiato a Roma, Teatro Belli, il 2 aprile 2011.
Rassegna Trend – nuove frontiere della scena britannica diretta da Rodolfo di Giammarco.

kilowatt festival 2010 – compagnia capotrave/linkfestival

BUFFET TEATRALE DI MEZZA ESTATE

ricetta: Luca Ricci
chef: Compagnia Capotrave/Link Festival

Kilowatt Festival 2010

INGREDIENTI
–    Un piccolo paese nelle campagne aretine
–    254 progetti presentati, 9 selezionati
–    17 Visionari
–    15 Fiancheggiatori
–    19 persone tra staff artistico e tecnico
–    1 affascinante osservatorio critico
–    3 palchi, 12 spettacoli, 2 mostre d’arte
–    1 bar sul corso, 1 enoteca affaccendata, 1 pub ospitalissimo
–    verdure lesse, fritti vari, vino, birra, marmellata griffata
–    1 chitarra, diverse armoniche a bocca

PREPARAZIONE
Durante l’inverno cogliete 17 “semplici” spettatori, assegnate loro il nome di Visionari e lasciateli macerare con i 254 progetti presentati da relative compagnie. Ciò che rimarrà saranno 9 spettacoli selezionati, vetrina allestita da sensibilità diverse. Cospargete le vie di Sansepolcro con manifesti di Kilowatt 2010. Cogliete 15 critici (o cronisti teatrali) come campione, assegnate loro il nome di Fiancheggiatori e aggiungeteli all’impasto mescolandoli a Fiancheggiatori e artisti. Cospargete l’impasto su 3 palchi, creando 12 spettacoli. Dopo ciascuna serata mescolate Visionari, Fiancheggiatori, artisti e pubblico fino a formare tre riunioni “del giorno dopo” piuttosto animate in cui i vari ingredienti si scambieranno sapori e dissapori riguardo alla situazione del teatro contemporaneo. Lasciate pure che si formino piccoli grumi di polemica, qualsiasi attrito scomparirà facilmente o si sostituirà a una coscienza aumentata nel momento in cui aggiungerete le verdure lesse, i fritti, il vino, la birra e la marmellata griffata Kilowatt (preparata a parte dallo staff). Qualora doveste trovare il preparato troppo liquido, usate come addensante le due gallerie d’arte, una piccola gita di gruppo alla vicina Anghiari, il bar sul corso, l’enoteca e il pub, dove l’efficiente e numeroso staff tecnico, l’affascinante osservatorio critico (che avrete ottenuto con tre laboriose giovani menti femminili) e il resto degli ingredienti si compatteranno. Se il tutto non vi soddisfa ancora, aggiungete, poco prima di infornare, la chitarra e le armoniche a bocca, che in un’ultima sera di luglio suonano bene.
Infornare e lasciar cuocere per circa 4 giorni. Servire su una lunga tavolata e accompagnare con buon senso critico e un pizzico di voglia di discutere.

VALUTAZIONE
È l’ottavo anno che a Sansepolcro viene servito questo piatto, ma è la prima volta che lo assaggiamo. Esistono forse alcune debolezze che lo chef fa tuttora fatica a localizzare. Qualche meccanismo, in cucina, deve ancora essere perfezionato. Tuttavia il risultato è un piatto estremamente saporito, che ha il pregio di far incontrare ingredienti che altrimenti troppo spesso restano separati, allontanando le rispettive proprietà organolettiche da unioni felici. I sapori risultano ben definiti, così come la voglia di migliorare un piatto che, a tutt’oggi, rappresenta una delle migliori occasioni per approcciarsi alla tavola del teatro contemporaneo.

Sergio Lo Gatto

assaggiato a Sansepolcro (AR), dal 22 al 25 luglio 2010